• Da 14.000 anni insieme: la storia di un cane e di una famiglia nella Grotta della Bàsura

    La Grotta della Bàsura (Toirano, SV) conserva una straordinaria testimonianza delle interazioni tra esseri umani e canidi nel Paleolitico superiore, offrendo uno sguardo unico sui primi processi di domesticazione. Analizzando le impronte canine rinvenute nella grotta attraverso un approccio integrato che combina neoicnologia, analisi multivariate (PCA) e confronti tra tracce moderne e fossili, si è riusciti a dimostrare che queste appartengono a un unico individuo, probabilmente un grande cane domestico, strettamente associato a un gruppo umano. La variabilità delle tracce rispecchia quella osservata nei cani attuali, permettendo di distinguere le impronte anteriori e posteriori, oltre a ricostruire le dimensioni dell’animale, mentre le evidenze di sovrapposizione tra impronte umane e canine suggeriscono una frequentazione contemporanea della grotta. Grazie a queste scoperte, la Grotta della Bàsura rappresenterebbe la più antica evidenza diretta di domesticazione dei canidi da parte dell’uomo, sottolineandone il ruolo fondamentale nei processi di adattamento, sopravvivenza ed esplorazione durante il Paleolitico superiore.

    con Federico De Sario presso Aranciera dell’Orto Botanico di Roma

    Il seminario, che si svolgerà domenica 3 maggio ore 16,00, è organizzato in occasione del progetto “L’Impero dei Dinosauri – L’ascesa dei Mammiferi”.

    SUMMER SCHOOL – JURASSIC HORIZON 2026

    Lourinhã, Portogallo

    FantiLab e APPI hanno avviato un progetto che offre agli studenti la possibilità di arricchire il loro percorso accademico con attività pratiche in campo. Destinato a chi studia geologia o paleontologia, questo programma permette di partecipare a progetti innovativi, coniugando teoria e pratica in un’esperienza coinvolgente.

    Nel 2025, il Dipartimento BiGeA / FantiLab dell’Università di Bologna e il Museu da Lourinhã hanno siglato un Accordo Quadro pluriennale volto alla cooperazione scientifica nello studio della Formazione Lourinhã (Giurassico Superiore).

    Il progetto Jurassic Horizon si propone di valorizzare una delle aree più rilevanti d’Europa per la paleontologia dei vertebrati, puntando su tre pilastri:

    • Ricerca scientifica di alto livello;
    • Promozione pubblica delle collezioni;
    • Valorizzazione del patrimonio geo-paleontologico locale.

    Grazie a intense campagne di scavo e a importanti pubblicazioni, il Museu da Lourinhã ha costituito una delle collezioni di vertebrati mesozoici più importanti a livello europeo. Le recenti ricerche, coordinate dal museo, hanno portato alla scoperta di nuove specie di dinosauri e di reperti eccezionali – tra cui nidi, uova ed embrioni – che hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Questo patrimonio, nato dall’impegno congiunto di professionisti, volontari e collaborazioni accademiche, rende oggi la regione un punto di riferimento mondiale per lo studio dell’evoluzione degli ecosistemi giurassici. Gli obiettivi congiunti su cui si fonda la collaborazione comprendono:

    • Ricerca e studio: approfondimento della cartografia geologica, della stratigrafia, della paleoecologia e della paleontologia;
    • Formazione: promozione di scambi educativi e attività di formazione pratica sul campo;
    • Gestione del patrimonio: sviluppo di protocolli per la preparazione e la conservazione dei fossili e per la gestione delle collezioni museali;
    • Innovazione e divulgazione: valorizzazione e digitalizzazione del patrimonio geologico.

    Guardando alle prospettive future, per l’anno 2026 sono previste le prime attività sul campo in Portogallo, che si svolgeranno dal 14 al 25 settembre 2026. Siamo lieti di annunciare che fino a un massimo di 6 studenti avrà l’opportunità di partecipare al progetto Jurassic Horizon 2026 tramite il bando allegato al presente comunicato.

    La scadenza per la sottomissione delle candidature è fissata per il 3 maggio.

    Piante e vulcani: evidenze dal supervulcano di Bolzano


    Circa 280 milioni di anni fa, il supervulcano di Bolzano trasformò profondamente gli ecosistemi terrestri. Attraverso lo studio di piante e pollini fossili, il seminario ricostruisce dove e in quali condizioni le piante riuscivano a vivere in un ambiente vulcanico, e come risposero alle eruzioni e alle rapide variazioni ambientali.

    I dati provenienti dalle successioni del Gruppo Vulcanico Atesino documentano cambiamenti nella vegetazione, diverse strategie di sopravvivenza e le dinamiche di ricolonizzazione degli ambienti disturbati, offrendo un quadro dettagliato dell’evoluzione degli ecosistemi in condizioni di forte stress ambientale.

    Il seminario, che si svolgerà presso il dipartimento di Scienze della Terra (sala Ponzi 2) di Sapienza Università di Roma, è organizzato in occasione del progetto espositivo “L’Impero dei Dinosauri – l’Ascesa dei Mammiferi”, ospitato presso l’Orto Botanico di Roma.

    Ventimila specie (o quasi) sotto il mare

    Martedì 31 marzo 2026, ore 17:30 Aula Spallanzani, Museo Kosmos – Piazza Botta 9, Pavia

    Proseguono gli incontri organizzati nell’ambito della mostra “Oceani perduti.
    Giganti marini al tempo dei dinosauri” al Museo Kosmos dell’Università di Pavia. Alle ore 17.30 in aula Spallanzani sarà presentata la nuova edizione ampliata del libro di Andrea Bonifazi Ventimila specie (o quasi) sotto il mare, edito da Sperling&Kupfer. La lettura immerge in un viaggio coinvolgente nel Mar Mediterraneo, mostrando le sue meraviglie senza nascondere i problemi.
    Dalle dune e dalle spiagge fino alle profondità abissali, il volume racconta storie singolari di specie che utilizzano strategie di sopravvivenza davvero sorprendenti. Non mancano citazioni letterarie, musicali, cinematografiche, mitologiche o videoludiche.
    L’evento è organizzato e promosso da Kosmos – Museo di Storia Naturale Università di Pavia (Piazza Botta 9 ) in collaborazione con l’Associazione Paleontologica Paleoartistica Italiana A.P.P.I.


    Andrea Bonifazi, dottore di ricerca in Ecologia marina, dal 2009 si occupa di divulgazione. Creatore della pagina Facebook Scienze Naturali, ad oggi cura una community di oltre 260.000 persone, una delle communities più numerose nel campo della divulgazione scientifica. Dal 2015 si occupa di monitoraggio ambientale in ARPA, dedicandosi primariamente alla Strategia marina, ai macroinvertebrati marini bentonici e alle specie non indigene. È autore di pubblicazioni scientifiche in campo ecologico e zoologico, nel 2023 è uscito il suo primo libro divulgativo Ventimila specie (o quasi) sotto il mare, edito da Sperling&Kupfer, da poco uscito in una nuova edizione integrata, rivista e ampliata.

    Incontro a libero accesso, ingresso in mostra a pagamento.
    Per l’occasione la sola mostra resterà aperta fino alle ore 20:00 (ultimo ingresso ore 19:00).
    Per informazioni: Sito web Museo Kosmos – kosmos@unipv.it – 0382 986220.

    Fonte: Museo kosmos di Pavia

    L’Impero dei Dinosauri: L’Ascesa dei Mammiferi

    A Roma, presso il Museo Orto Botanico, un nuovo entusiasmante progetto divulgativo: “L’Impero dei Dinosauri: l’ascesa dei mammiferi”. Una mostra spettacolare che unisce il rigore scientifico a un forte impatto emotivo, aperta al pubblico da sabato 22 novembre 2025 e visitabile fino al 3 maggio 2026.

    L’iniziativa è promossa dall’Associazione Paleontologica A.P.P.I. in collaborazione con il prestigioso Museo Orto Botanico di Roma – Polo Museale (Sapienza Università di Roma ), creando una sinergia tra esperti e istituzioni per una divulgazione scientifica di alta qualità e accessibile a tutti.

    Lo storico Museo dell’Orto Botanico, con le sue oltre 3000 specie vegetali, si trasforma per l’occasione in un vero e proprio giardino preistorico. Palme, bambù e felci faranno da suggestiva cornice al racconto della grande estinzione che ha segnato la fine dell’era dei dinosauri e del successivo sviluppo della vita, culminato con la progressiva affermazione della classe dei mammiferi.

    La mostra, ideata da un team interamente italiano e con la consulenza di paleontologi professionisti, fa del connubio tra Scienza e Arte il suo punto di forza. L’allestimento è progettato per offrire un’esperienza emozionale intensa, pur trasmettendo contenuti aggiornati agli ultimi progressi della ricerca.

    “Questa formula di cultura-intrattenimento vuole coinvolgere il pubblico e avvicinarlo all’ambiente degli addetti ai lavori, sottolineando il contributo fondamentale di scienziati e artisti nella ricostruzione della Storia della Vita partendo dallo studio delle testimonianze fossili”, spiegano gli organizzatori.

    Giganti, Scoperte Italiane e Paleoarte

    I visitatori saranno guidati in un coinvolgente viaggio attraverso il periodo della transizione geologica e l’impatto dei cambiamenti climatici sull’evoluzione. Le ricostruzioni degli animali sono tutte a grandezza naturale e riprodotte con scrupoloso rigore scientifico.

    Tra gli esemplari in mostra, che spaziano da imponenti creature a modelli minuscoli come il celebre mammifero Cronopio (noto come “Scrat” de L’Era Glaciale), non mancheranno sezioni dedicate ai fondamenti della paleontologia e alle scoperte avvenute in Italia.

    Il percorso espositivo si articola su diversi livelli di approfondimento:

    • Informazioni generali sulle peculiarità delle specie del Cenozoico.
    • Commenti degli esperti per comprendere il metodo di lavoro dei paleontologi.
    • Curiosità inaspettate e luoghi comuni da sfatare.

    Una sezione speciale sarà inoltre dedicata al “dietro le quinte” della paleoarte, svelando le tecniche di ricostruzione e il complesso lavoro sinergico di sapere e competenze.

    Orari e Biglietti

    “L’Impero dei Dinosauri: l’ascesa dei mammiferi” offre anche un vasto programma didattico con attività per le scuole e un ricco calendario di eventi per il grande pubblico, inclusi incontri dedicati alla paleontologia e alla paleoarte con studiosi, illustratori e maestri di effetti speciali. Un’occasione unica per coniugare cultura e intrattenimento e riscoprire un patrimonio di grande valore.

    📅 Orari di Apertura
    La mostra è visitabile tutti i giorni (inclusi domeniche e festivi).
    Orario: 10:00 – 17:30
    Ultimo ingresso ore 16:45.
    🎟️ Tariffe di Ingresso (Mostra + Orto Botanico)Costo
    Biglietto Intero€ 10,00
    Biglietto Ridotto (4 – 18 anni, Over 65, Soci APPI/FAI, Studenti universitari, ecc.)€ 9,00
    Biglietto Scuole/Gruppi Classe (a persona, fino a 2 accompagnatori omaggio)€ 4,00
    Gratuito (Bambini sotto i 3 anni, disabili con accompagnatore, giornalisti accreditati)€ 0,00

    Il progetto è organizzato da Associazione Paleontologica Paleoartistica Italiana APPI e Polo Museale Sapienza – Università di Roma.
    L’accuratezza e la spettacolarità dell’allestimento sono state possibili grazie al contributo fondamentale dei realizzatori:  Geomodel SrlDi.Ma- Dino Makers e Prehistoric Minds. che hanno dato vita alle creature preistoriche.

    Infine, il progetto è patrocinato delle più importanti società scientifiche del settore: Società geologica Italiana, Società Paleontologica Italiana, ANMS – Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, AIQUA – Associazione Italiana per lo studio del Quaternario e Museo Paleontologico di Montevarchi.

    Altre info su https://ortobotanico.web.uniroma1.it

    PALEOILLUSTRARE – Riportare in vita la preistoria

    Proseguono a Kosmos gli incontri collegati alla mostra “Oceani perduti. Giganti marini al tempo dei dinosauri”: sabato 29 novembre è in programma alle ore 17:00 “Paleoillustrare”, un incontro con Davide Bonadonna, uno dei paleoartisti più noti al mondo. L’evento è organizzato e promosso da Kosmos– Museo di Storia Naturale Università di Pavia in collaborazione con l’Associazione Paleontologica Paleoartistica Italiana (APPI).

    z “Il paleoartista è l’artista che ricostruisce il passato della vita sulla Terra basandosi sulle evidenze scientifiche – spiega Bonadonna, che collabora stabilmente con musei italiani ed esteri, parchi tematici, mostre itineranti, pubblicazioni scientifiche e riviste specializzate quali National Geographic e Nature – Non “inventa” i dinosauri: li interpreta visivamente con l’aiuto dei paleontologi, traducendo dati tecnici in immagini che ci aiutano a pensare com’erano davvero”.

    Bonadonna si dedica all’illustrazione scientifica e alla modellazione digitale 3D, ricreando non solo l’aspetto realistico degli animali estinti, ma anche il loro ambiente e il comportamento. Le sue opere nascono da un attento lavoro di documentazione, confronto con esperti e cura dei dettagli anatomici, unito a una forte sensibilità visiva ed evocativa. Nella mostra “Oceani perduti”, le sue ricostruzioni permettono al pubblico di vedere ciò che i fossili da soli non possono raccontare.
    La paleoarte diventa così un ponte tra scienza e immaginazione.

    La ricostruzione di organismi preistorici avviene grazie alla collaborazione tra geologi, paleontologi, preparatori museali, illustratori e scultori, che insieme restituiscono l’aspetto in vita di specie scomparse da milioni di anni. Ogni modello è unico ed è stato realizzato in Italia interamente a mano in scala 1:1. Si parte da una struttura in polistirolo fresata in dimensioni reali, rifinita da scultori esperti con texture della pelle scolpite o stampate accuratamente. Si crea poi uno stampo in vetroresina o silicone, da cui si ricava il modello finale, dipinto a mano con aerografi e pennelli per ottenere effetti realistici. Dettagli come occhi in vetro e mucose umide completano l’illusione. Un processo lungo e meticoloso, che richiede grande dedizione, ma regala risultati di straordinaria efficacia e suggestione.

    Incontro a libero accesso, ingresso in mostra a pagamento.

    Per l’occasione la mostra chiuderà alle ore 20:00.

    Per informazioni: https://museokosmos.eu – kosmos@unipv.it – 0382 986220

    Kosmos – Museo di Storia Naturale Università di Pavia – Piazza Botta 9 Pavia

    APPI DAY 2025 Un Weekend tra Scienza, Arte e….ESTINZIONI!

    L’Associazione Paleontologica Paleoartistica Italiana APPI ha il piacere di invitarti a un fine settimana imperdibile, interamente dedicato alla Paleontologia, all’Arte della ricostruzione preistorica e all’essenziale tema della conservazione.

    Il weekend terminerà con un evento molto importante per noi, l’APPI DAY, la giornata evento che si svolge a seguito della cerimonia del prestigioso Premio Italiano di Paleoarte. Questo appuntamento annuale offre un programma denso e multidisciplinare studiato per appassionati, studiosi e famiglie.

    La giornata di domenica 16 novembre si aprirà con un focus sui giovani e proseguirà con interventi di alto profilo scientifico e culturale.

    APPI DAY – Programma della Giornata

    • H 10:00 – 11:30 | Paleorama: Un laboratorio pratico studiato per stimolare la curiosità scientifica di bambini e ragazzi (età consigliata 7-11 anni), trasformandoli in piccoli paleontologi per un giorno.
    • H 12:00 – 13:00 |  Massimo Bernardi del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, terrà la conferenza: L’estinzione del Carnico e l’alba di un nuovo mondo.
      Un’analisi cruciale su come i grandi cataclismi hanno ridisegnato la vita sulla Terra, offrendo spunti di riflessione attuali e aperti a tutti.
    • H 15:30 – 16:00 | Assegnazione del Premio Italiano di Paleoarte per la categoria Progetti. Sarà l’occasione per ammirare il talento e il rigore scientifico necessari per ricostruire la vita preistorica in modo credibile e suggestivo.
    • H 16:00 – 17:30 | Dalla Storia Antica alla Sfida di Oggi: Gli autori Willy Guasti e Agnese Innocente presenteranno il loro libro 50 animali in via d’estinzione. Un passaggio dalla paleontologia alla zoologia moderna, per sottolineare l’importanza di capire il passato al fine di proteggere il futuro del nostro pianeta.
    • H 17:30 | Chiusura lavori

    Il Premio Italiano di Paleoarte e l’APPI DAY rappresentano un importante momento di incontro tra paleontologi, paleoartisti e divulgatori. Non perdere l’occasione di incontrare esperti di fama, toccare con mano l’intersezione tra la ricerca accademica e la sua rappresentazione visiva, e partecipare a conferenze di alto livello per celebrare l’arte che dà un volto ai giganti del passato. Con laboratori specifici, l’evento è ideale anche per ispirare le nuove generazioni.

    Ti aspettiamo a Montevarchi, presso il Museo Paleontologico per un fine settimana che ti farà viaggiare indietro nel tempo!

    Informazioni e Contatti

    Cariocecus, uno dei primi adrosauroidi

    di Fabio Manucci

    Alla fine del Giurassico vi fu un’importante estinzione di massa, che cambiò per sempre anche le faune a dinosauri. Se prima vi erano molti sauropodi (i celebri dinosauri dal collo lungo) a partire dal Cretaceo inferiore gli ecosistemi di tutto il mondo vedono espandersi un nuovo gruppo di grandi erbivori: gli adrosauroidi. Il passaggio dagli iguanodonti a questi animali rimane, come il periodo della loro origine, ancora nebuloso, ma una nuova specie dal Portogallo aggiunge un importante tassello per comprenderne l’evoluzione. La ricerca vede come autori anche due italiani da lungo tempo collaboratori dell’associazione: il team è guidato dal Dr. Filippo Bertozzo e vede la partecipazione del paleoartista Fabio Manucci, insieme ad uno sforzo congiunto di ricercatori di varie nazionalità (Portogallo, Belgio, Stati Uniti).
    La nuova specie è stata battezzata Cariocecus bocagei, pubblicata nella prestigiosa rivista internazionale Journal of Systematic Palaeontology. Questo dinosauro erbivoro vagava nelle lussureggianti valli della regione portoghese di 125 milioni di anni fa. Il reperto, SHN.832 (la sigla del cranio rinvenuto), è preservato nelle collezioni della Società di Storia Naturale di Torres Vedras ed è stato trovato nella costa occidentale del Portogallo, poco più a sud di Lisbona, nel comune di Sesimbra.
    Il nome Cariocecus si riferisce all’antica divinità della guerra ‘Cariocecus’, riverita dalle popolazioni localin el periodo pre-romanico (il nome di tale divinità venne successivamente cambiato in Marte e Ares con la conquista territoriale dei Romani). La specie bocagei è in onore di José Vicente Barbosa du Bocage, uno dei più famosi naturalisti portoghesi del secolo scorso.
    “La scoperta del primo iguanodonte dal Cretaceo Inferiore portoghese ha una importanza cruciale nel capire la storia evolutiva del loro gruppo” afferma il Dr. Bertozzo, “Abbiamo un’abbondante diversità di animali simili più antichi nel Giurassico Superiore del Portogallo. Questo paese si rivela quindi essere un importante “ponte” tra le dure ere geologiche che ci permetterà di scoprire i segreti del successo evolutivo degli iguanodonti”.
    Cariocecus bocagei è stato trovato nei pressi di Praia do Area do Mastro nel 2016 grazie all’occhio attento di Pedro Marrecas, uno dei coautori dello studio. Il fossile era solo parzialmente visibile nel blocco di roccia grazie alla fila di denti che sporgevano, e solo l’accurato lavoro di restauro al Museo di Bruxelles ha potuto far si che questo nuovo adrosauroide ritornasse alla luce.
    “Cariocecus è quindi un ritrovamento eccezionale per il Portogallo, dato che è rappresentato dal cranio di dinosauro più completo mai trovato finora nella regione” spiega Bruno Camilo, direttore della Società di Storia Naturale di Torres Vedras, “trattandosi di un esemplare giovane o subadulto, ci permette di conoscere il momento e le modalità in cui ha avuto luogo la co-ossificazione delle ossa craniche durante la crescita”.

    I fossili originali che compongono il cranio di Cariocecus bocagei


    L’eccezionale conservazione e la tridimensionalità dei vari elementi del cranio di Cariocecus hanno permesso la ricostruzione digitale della copia del cervello, dei nervi cranici, ma soprattutto dell’orecchio interno. Inoltre, il cranio presente alcuni tratti molto peculiari, mai osservati prima, come la fusione tra l’osso jugale e il mascellare, un adattamento probabilmente atto a rafforzare il morso.

    Ritratto di Cariocecus bocagei e di come sarebbe potuto apparire l’habitat della Formazione Papo Seco nel Cretaceo Inferiore. Realizzata da Victor F. Carvalho.
    Ricostruzione digitale del cranio di Cariocecus bocagei, da notare la membrana sopraorbitale.
    Artwork di Fabio Manucci


    Provando a ricostruire il cranio in tutte le sue parti, il paleoartista e coautore dello studio Fabio Manucci ha aggiunto le parti mancanti e corretto quelle deformi del fossile. Questo ha portato Manucci e gli altri autori a ipotizzare la presenza di tessuti ed elementi anatomici finora poco studiati. In particolare, uno dei tratti più distintivi di Cariocecus è la posizione bassa dell’osso sopraorbitale (la barra che taglia l’orbita formando una sorta di “sopracciglio”). Questa barra presenta segni dei tessuti connettivi che vi si ancoravano, andando a formare una estesa membrana che proteggeva la parte superiore dell’orbita. Questa peculiarità è presente anche in molti uccelli: è molto visibile nei rapaci, dando loro il tipico sguardo corrucciato e utile nel proteggere gli occhi da un’intensa esposizione diretta ai raggi solari. Il Dr. Bertozzo e il suo team hanno ipotizzato che tale membrana potesse avere similmente un ruolo di protezione degli occhi, ma in questo caso legato alla vita forestale del dinosauro.
    In conclusione, solo una parte del cranio di Cariocecus è stata finora scoperta, ma ulteriori spedizioni e ricerche nella zona nei prossimi anni potrebbero portare alla luce nuovi reperti, dandoci la possibilità di ricostruire l’animale nella sua interezza.

    Il cranio di Cariocecus bocagei durante i lavori di restauro effettuati da Stephan Berton dell’Istituto Reale di Science Naturali a Bruxelles (Belgio)

    Erbivori giganti, predatori e impronte nel Permiano sardo: il mondo perduto di Torre del Porticciolo

    Nel cuore della Sardegna nord-occidentale, nella Nurra di Alghero, gli affioramenti della Formazione Cala del Vino hanno restituito negli ultimi anni una serie di scoperte paleontologiche di rilievo internazionale. Tra queste, nel sito TdP1, spicca Alierasaurus ronchii, un gigantesco caseide erbivoro del Permiano, descritto per la prima volta a partire da uno scheletro postcraniale parziale rinvenuto nei pressi di Torre del Porticciolo. La scoperta è stata, inizialmente, documentata nello studio scientifico del 2014 a firma di Marco Romano e Umberto Nicosia, per poi essere ripresa e approfondita in studi succesivi svolti nel 2017 e 2018 (Link in fondo all’articolo). Il nome del nuovo genere e della nuova specie è un omaggio ad Ausonio Ronchi, scopritore dei primi resti fossili, e alla forma sarda del toponimo Alghero, “Aliera”.

    L’esemplare tipo conserva otto vertebre caudali articolate, frammenti di costole dorsali, uno scapulocoracoide, parte dell’ulna sinistra e diversi elementi del piede in ottimo stato di conservazione. Se le vertebre e le costole mostrano la morfologia tipica dei caseidi, il piede presenta caratteristiche uniche che hanno portato alla definizione di un nuovo genere: il quarto metatarso, ad esempio, è più lungo e sottile rispetto a quello di altri caseidi giganti, con una testa prossimale inclinata a 120° e falangi ungueali corte, robuste e a sezione subtriangolare. Analisi morfometriche basate su dieci esemplari di caseidi hanno confermato che queste peculiarità non rientrano nella variazione nota per altri generi come Casea e Cotylorhynchus, supportando l’idea di un taxon distinto. Le vertebre caudali di Alierasaurus sono lunghe quanto larghe, profondamente anficeli e a forma di rocchetto, con un solco ventrale mediano, mentre le costole dorsali, robuste e con capitulum sviluppato, delineano una gabbia toracica ampia e tondeggiante, tipica degli erbivori che ospitavano un voluminoso apparato digerente per la fermentazione della cellulosa. Le dimensioni complessive dell’animale, stimate tra i 6 e i 7 metri di lunghezza, lo pongono tra i più grandi caseidi conosciuti, comparabile, e forse superiore, a Cotylorhynchus hancocki del Nord America. Nuovo materiale rinvenuto nello stesso sito ha permesso di ampliare la diagnosi del genere, includendo ulteriori autapomorfie come l’espansione trasversale della punta delle spine neurali dorsali e sacrali. Una spina neurale caudale con estremità bifida, caratteristica dei caseidi più derivati, ha confermato l’appartenenza di Alierasaurus a questo gruppo e, grazie a un’analisi cladistica, il taxon è stato posizionato come “fratello” del genere Cotylorhynchus, in un clade che comprende anche Angelosaurus ed Ennatosaurus.


    Modelli fotogrammetrici della costola dorsale di Alierasaurus ronchii in vista anteriore nella sua posizione originale. Modelli reticolati in scala di grigi (1, 3, 5); modello realistico con texture ottenute dalle immagini originali (2, 4, 6).
    Fonte: Romano et al., 2017

    A poca distanza dalla località tipo, nel 2015, sempre su segnalazione del Prof. Ausonio Ronchi, un secondo sito (TdP2) ha restituito i resti di un altro sinapside, questa volta carnivoro: uno sfenacodontide, gruppo che include predatori iconici come Dimetrodon. Si tratta di una scoperta eccezionale, perché rappresenta il primo sfenacodontide noto in Italia e uno dei pochi in Europa, nonché la più recente occorrenza del gruppo nel continente. Il materiale comprende parte della mascella destra con denti compressi labio-lingualmente, un bacino e un femore. Questo ci fa pensare ad predatore di taglia medio-grande, dalla dieta ipercarnivora, nonché ad un agile cacciatore attivo lungo i corsi fluviali. Inoltre, la sua coesistenza con Alierasaurus offre un raro spaccato della catena alimentare permiana.

    Esempio di esemplare appartenente al gruppo di tetrapodi pelicosauri detti Sphenacodontidae, Dimetrodon incisivum;
    Fonte: H.Zell

    Infine, un terzo sito (TdP3), poco distante, ha restituito impronte fossili attribuite all’icnogenere Merifontichnus, precedentemente noto dal Perminao della Francia meridionale. Le tracce, lasciate su un banco sabbioso umido, pentadattili e con dita corte e arrotondate, appartenevano probabilmente a un piccolo tetrapode lacertoide lungo tra i 50 cm e 1 m. Queste orme testimoniano un passaggio lento su terreno fangoso, subito prima della solidificazione dei sedimenti, e rappresentano anche l’unica testimonianza della microfauna vertebrata in questa zona, finora assente nel record osseo. La presenza congiunta, nella stessa area, di resti scheletrici e di impronte rende Torre del Porticciolo uno dei rari siti europei dove è possibile confrontare direttamente dati icnologici e osteologici, ampliando la comprensione della biodiversità locale.

    Materiale icnologico: A, impronta di un piede isolata; B, disegno interpretativo dell’impronta; C, modello tridimensionale solido; D, profilo topografico a colori con linee di contorno; E, serie mano-piede; F, disegno interpretativo delle impronte; G, modello tridimensionale solido; H, profilo topografico a colori con linee di contorno.
    Fonte: Romano et al., 2018

    L’ambiente della Formazione Cala del Vino era infatti soggetto a frequenti inondazioni e disseccamenti: i resti di Alierasaurus furono trasportati e sepolti più volte; il predatore sfenacodontide mostra tracce di riesumazione e nuova deposizione; le orme di Merifontichnus si formarono dopo una piena, quando il terreno era ancora saturo d’acqua. La combinazione di resti ossei e tracce fossilizzate in un’unica unità geologica è un evento rarissimo in Europa, paragonabile solo al celebre sito tedesco di Bromacker Quarry, e fa della Nurra un punto chiave per lo studio degli ecosistemi terrestri permiani.

    In pochi anni, la regione di Torre del Porticciolo ha restituito un’intera “savana permiana”: erbivori colossali, predatori specializzati e piccoli rettili, tutti vissuti nello stesso paesaggio fluviale, delineando un quadro che arricchisce le conoscenze sull’evoluzione dei vertebrati e sulle dinamiche paleogeografiche del supercontinente Pangea. Un patrimonio straordinario che merita di essere studiato, raccontato e custodito.


    Articoli Originali

    • Citton P. et al. – “First tetrapod footprints from the Permian of Sardinia and their palaeontological and stratigraphical significance“, 2018, Geological Journal. LINK
    • Romano M. e Nicosia U. – “Alierasaurus ronchii, Gen. et sp. nov., A caseid from the Permian of Sardinia, Italy“, 2014, Journal of Vertebrate Paleontology. LINK
    • Romano M. et al. – “New material of Alierasaurus ronchii (Synapsida, Caseidae) from the Permian of Sardinia (Italy), and its phylogenetic affinities“, 2017, Palaeontologia Electronica. LINK
    • Romano M. et al. – “New basal synapsid discovery at the Permian outcrop of Torre del Porticciolo (Alghero, Italy)“, 2018, Geological Journal. LINK
    • Romano M. et al. – “Permian tetrapod localities in the Nurra region (NW Sardinia, Italy): The State of the Art“, 2018, Permophiles. LINK

    In copertina la ricostruzione di Alierasaurus ronchii -©Di.Ma – Fabio Manucci

    Le impronte fossili nella Nurra raccontano “i primi passi” dopo la più grande estinzione del Pianeta

    Nel cuore della Nurra, nel nord-ovest della Sardegna, a pochi passi dal promontorio di Capo Caccia, un campeggio stagionale celava un segreto preistorico. Alcuni blocchi di arenaria usati come recinzione mostravano strane depressioni. Nel 2017, un gruppo di paleontologi ha riconosciuto in quelle forme le prime impronte di tetrapodi del Triassico mai scoperte in Sardegna. Le orme provengono da blocchi staccatisi dalla parte medio-superiore delle Arenarie di Cala Viola, una formazione geologica risalente all’Anisico (circa 245 milioni di anni fa). Il ritrovamento è eccezionale: si tratta della prima testimonianza diretta della fauna terrestre che ha popolato l’isola subito dopo la più grande estinzione di massa della storia, quella di fine Permiano. Per capire l’importanza di questa scoperta, bisogna ricordare che l’estinzione di fine Permiano, avvenuta circa 252 milioni di anni fa, fu l’evento più drammatico nella storia della vita sulla Terra. Oltre il 90% delle specie marine e circa il 70% di quelle terrestri scomparvero in un lasso di tempo geologicamente brevissimo, probabilmente a causa di una combinazione di imponenti eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici estremi e collasso degli ecosistemi. I pochi sopravvissuti si trovarono in un mondo instabile e ostile, ma quasi privo di competitori. Il Triassico rappresentò quindi un’epoca di lenta rinascita: nuovi gruppi animali si diversificarono, colonizzando nuovamente terre e mari. Le impronte rinvenute in Sardegna appartengono proprio a questo momento di transizione, quando la vita muoveva i primi passi verso una nuova era dominata dagli arcosauri e, più tardi, dai dinosauri.

    Le impronte trovate, lunghe circa 1 cm, sono state analizzate con tecniche di fotogrammetria digitale 3D, che hanno permesso di ricostruire con precisione la loro forma e profondità. Sono orme minuscole, ma incredibilmente dettagliate, lasciate da animali leggeri su un terreno sabbioso e umido. La maggior parte delle tracce è riferibile all’ichnogenere Rhynchosauroides: orme pentadattili (cinque dita), con dita affusolate e divergenti, attribuite a piccoli neodiapsidi, probabilmente simili ai prolacertiformi. Altre presentano caratteristiche diverse: tre dita parallele e dritte, un dito ridotto e artigli evidenti. Queste sono assegnate a Rotodactylus, un ichnogenere attribuito a piccoli dinosauromorfi basali, considerati parenti stretti dei primi dinosauri.

    L’ambiente in cui queste impronte si sono conservate era una pianura alluvionale semi-arida, attraversata da canali effimeri e soggetta a brevi inondazioni. Le orme si sono formate su banchi di sabbia umida subito dopo una piena e si sono conservate grazie al rapido deposito di sedimenti fini. Queste tracce raccontano un mondo che stava lentamente riprendendosi dopo l’estinzione del Permiano. Animali piccoli, veloci e leggeri si muovevano su suoli sabbiosi e asciutti in cerca di insetti o rifugi. Nessun resto osseo è stato finora rinvenuto, ma le impronte testimoniano la presenza attiva, in Sardegna, di tetrapodi terrestri già nel Triassico medio.

    Ricostruzione di: 1) Rhynchosauroides e 2) Rotodactylus.
    Fonte: (modificato da) Fabio Manucci

    Un ponte tra Permiano e Triassico

    Il ritrovamento delle impronte triassiche nelle Arenarie di Cala Viola completa idealmente il quadro già noto dal vicino Permiano della Formazione Cala del Vino, dove sono stati scoperti i fossili di Alierasaurus, di un predatore sfenacodonte e le orme di Merifontichnus. Queste nuove impronte appartengono a un mondo diverso: è il Mesozoico che avanza, è il tempo dei primi dinosauri e dei loro parenti più prossimi. Sebbene non siano state trovate ossa, l’orma di Rotodactylus rappresenta un potenziale indizio della presenza di dinosauromorfi in Sardegna già 245 milioni di anni fa. Un indizio che getta nuova luce sulla colonizzazione terrestre post-estinzione e sul ruolo dell’area mediterranea nella diffusione dei primi arcosauri.

    Le impronte fossili di Rhynchosauroides e Rotodactylus scoperte nella Nurra sono più di semplici tracce: sono messaggi nel tempo. Raccontano la resilienza della vita, la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi e il lento ma inesorabile cammino evolutivo che, pochi milioni di anni più tardi, avrebbe portato al dominio dei dinosauri.

    La Sardegna si conferma una terra preziosa per ricostruire il passato più remoto della vita terrestre. E queste piccole orme, scoperte quasi per caso, ci ricordano che ogni roccia può nascondere una storia lunga milioni di anni.

    A) Da sx a dx: fotografia ravvicinata dell’impronta, Rhynchosauroides; disegno del contorno dell’impronta; mappa tridimensionale ad elevazione con falsi colori; B) Da sx a dx: fotografia ravvicinata dell’impronta, Rhynchosauroides; disegno del contorno dell’impronta; mappa tridimensionale ad elevazione con falsi colori; C) Da sx a dx: fotografia ravvicinata dell’impronta, Rotodactylus; disegno del contorno dell’impronta; mappa tridimensionale ad elevazione con falsi colori. Le barre di scala corrispondono a 1 cm.
    Fonte: Citton et al., 2020

    Immagine di copertina: ricostruzione paleoambientale dell’area di studio durante l’Anisico, Rhynchosauroides (dx) e Rotodactylus (sx).
    Fonte: Fabio Manucci in Citton et al., 2020