• Quando primi dinosauri “a sangue caldo” ?

    La capacità di regolare la temperatura corporea, una caratteristica che tutti i mammiferi e gli uccelli hanno oggi, potrebbe essersi evoluta tra alcuni dinosauri già all’inizio del periodo Giurassico, circa 180 milioni di anni fa: questo è ciò che suggerisce un nuovo studio condotto da ricercatori della UCL – University College London e dell’Università di Vigo.

    All’inizio del XX secolo, i dinosauri erano considerati animali lenti e “a sangue freddo” come i rettili moderni, che facevano affidamento sul calore del sole per regolare la loro temperatura. Scoperte più recenti indicano che alcuni tipi di dinosauri erano probabilmente in grado di generare il proprio calore corporeo, ma non si sa quando sia avvenuto questo adattamento.

    Il nuovo studio, pubblicato oggi sulla rivista Current Biology, ha esaminato la distribuzione dei dinosauri nei diversi climi della Terra durante il Mesozoico (l’era che vide il dominio dei dinosauri e dei grandi rettili sul nostro pianeta e che durò da 230 a 66 milioni di anni fa), attingendo a 1.000 fossili, modelli climatici e geografici del periodo e agli alberi evolutivi dei dinosauri.

    Il gruppo di ricerca ha scoperto che due dei tre principali gruppi di dinosauri, i teropodi (come T. rex e Velociraptor) e gli ornitischi (compresi i parenti dei mangiatori di piante Stegosaurus e Triceratops), migrarono verso climi più freddi durante il Giurassico inferiore, suggerendo quindi lo sviluppo dell’endotermia (la capacità degli organismi di generare calore internamente) già a partire da 180 milioni di anni fa. Al contrario, i sauropodi, l’altro gruppo principale che comprende il Brontosaurus e il Diplodocus, vivevano nelle aree più calde del pianeta.

    Precedenti ricerche avevano scoperto caratteristiche legate al “sangue caldo” tra gli ornitischi e i teropodi, alcuni dei quali erano noti per avere piume o proto-piume, che avevano funzione isolante per il calore interno di questi animali.

    © Davide Bonadonna (www.davidebonadonna.it)
    L’opera mostra un dromaeosauro, un tipo di teropode piumato, nella neve. 
    Questo gruppo di dinosauri è popolarmente noto come raptor. Un dromaeosauro molto noto è il Velociraptor, ritratto nel celebre film Jurassic Park.

     

    Alfio Alessandro Chiarenza, dell’UCL Earth Sciences e primo autore dello studio pubblicato oggi, ha dichiarato: “Le nostre analisi mostrano che sono emerse diverse preferenze climatiche tra i principali gruppi di dinosauri intorno al Jenkyns Event, circa 183 milioni di anni fa, quando un’intensa attività vulcanica portò al riscaldamento globale e all’estinzione di diversi gruppi vegetali. In questo periodo emersero molti nuovi gruppi di dinosauri. L’adozione dell’endotermia, forse il risultato di questa crisi ambientale, potrebbe aver consentito ai teropodi e agli ornitischi di prosperare in ambienti più freddi, consentendo loro di essere molto attivi anche per lunghi periodi di tempo, di svilupparsi e crescere più velocemente e produrre più prole”.

    La coautrice Sara Varela, dell’Università di Vigo, in Spagna, ha dichiarato: “I teropodi includono anche gli uccelli e, come evidenzia questo studio, la loro capacità di regolazione interna della temperatura corporea potrebbe aver avuto origine in questo momento del Giurassico inferiore. Nello stesso periodo, i sauropodi, che vivevano in climi più caldi, presentavano dimensioni gigantesche tra le caratteristiche più evidenti e ciò potrebbe rappresentare un altro possibile adattamento dovuto alla pressione ambientale. Il loro minore rapporto tra superficie e volume potrebbe significare, per queste creature di dimensioni ragguardevoli, perdita di calore a un ritmo ridotto, consentendo loro di rimanere attive più a lungo”.

    Nello studio, i ricercatori hanno anche indagato se i sauropodi tendessero a rimanere a latitudini più basse anche per un fattore legato ai nutrienti, per mangiare fogliame più ricco non disponibile nelle regioni polari più fredde. Invece, si è scoperto che i sauropodi sembravano prosperare in ambienti aridi, simili alla savana. Tutto ciò rappresenta un ulteriore supporto all’idea che la loro restrizione ai climi più caldi sia legata principalmente ad un fattore termico, ad una temperatura più elevata e quindi a una fisiologia a “sangue freddo”. Le regioni polari, infatti, erano più calde di quelle attuali e caratterizzate da vegetazione abbondante, rappresentando quindi per i sauropodi una buona riserva di nutrienti.

    Il coautore, il dottor Juan L. Cantalapiedra, del Museo Nacional de Ciencias Naturales (Madrid -Spagna) ha dichiarato: “Questa ricerca suggerisce una stretta connessione tra il clima e il modo in cui si sono evoluti i dinosauri. Getta nuova luce su come gli uccelli potrebbero aver ereditato un tratto biologico unico dagli antenati dinosauri e sui diversi modi in cui i dinosauri si sono adattati a cambiamenti ambientali complessi e a lungo termine”.

    Lo studio ha coinvolto ricercatori dell’UCL, dell’Università di Vigo, dell’Università di Bristol e del Museo Nacional de Ciencias Naturales di Madrid, e ha ricevuto finanziamenti dal Consiglio europeo della ricerca, dal Ministero spagnolo della ricerca, dal Consiglio per la ricerca sull’Ambiente Naturale e dalla Royal Society.

    Lo studio su Current Biology

    13-14 e 15 maggio: Torna l’evento internazionale di Pint of Science

    Appuntamento immancabile ormai per gli appassionati di scienza e birra, torna, in 24 città italiane e in oltre 400 in tutto il Mondo, la manifestazione Pint of Science. In Italia, alla sua nona edizione, le Pinte di Scienza, porteranno nei pub i più recenti temi di attualità scientifica.

    L’appuntamento più spumeggiante con la divulgazione scientifica torna in 76 pub e 24 città italiane nelle sere del 13, 14 e 15 maggio. Dalle sei città della prima edizione nel 2015 alle 24 città dell’edizione 2024: il ritmo è quello di una manifestazione sempre più amata per il suo modo informale di rendere la scienza un sapere condiviso.

    La scelta dei topic sarà ardua tra i tradizionali temi sulla comprensione dell’Universo e dei suoi costituenti che rivestono sempre un fascino magnetico: innovazione tecnologicasostenibilitàemergenza climatica ambiente, al centro di molti talk, alcuni dei quali prendono spunto anche dalle tante iniziative di ricerca che vedono gli studiosi impegnati nei tanti progetti finanziati nell’ambito del Piano Nazionale Ricerca e Resilienza e dalla ricerca che si svolge presso le università. Come sempre il vero problema sarà la scelta, visto il parterre di relatori e le tematiche.

    Durante ognuna delle tre serate, i pub coinvolti ospiteranno presentazioni interattive di circa 40 minuti seguite dalle domande del pubblico, in un’atmosfera resa colloquiale e distesa anche grazie alle birre spillate durante la conversazione.

    Cuore pulsante dell’associazione sono anche i tantissimi volontari che fanno parte dei team locali che, con grande passione per la scienza e per il piacere di ritrovarsi insieme, organizzano questo evento.

    Pint of Science è organizzato dall’associazione culturale no-profit “Pint of Science Italia” ed è un evento senza scopo di lucro a cui tutti collaborano su base volontaria, realizzato grazie ai team operanti in ciascuna città.
    Anche quest’anno un grazie speciale va all’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che accompagna Pint of Science Italia dalla sua prima edizione con una sponsorizzazione su tutto il territorio. E anche all’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), sponsor del tema Atoms to Galaxies, insieme ai neoarrivati NBFC-Centro Nazionale per la Biodiversità e OGS-Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, sponsor del tema Planet Earth, e al Partenariato Esteso per le Scienze e Tecnologie Quantistiche, NQSTI-National Quantum Science and Technology Institute, sponsor del tema Tech Me Out.

    Pint of Science – La Storia, i numeri

    Nel 2012 Michael Motskin e Praveen Paul erano due ricercatori all’Imperial College di Londra. Diedero vita ad un evento chiamato “Meet the researchers” (Incontra i ricercatori) nel quale alcuni malati di Parkinson, Alzheimer, malattia del motoneurone e sclerosi multipla potevano andare nei loro laboratori a vedere quale tipo di ricerca facessero. L’evento fu molto motivante sia per i visitatori che per i ricercatori. Pensarono che se le persone vogliono entrare nei laboratori e incontrare i ricercatori, perché non portare i ricercatori fuori ad incontrare le persone? E così nacque Pint of Science. Nel maggio 2013 si tenne la prima edizione di Pint of Science (nel solo Regno Unito) che ha portato al grande pubblico alcuni dei più rinomati ricercatori a raccontare il loro lavoro innovativo agli amanti della scienza e della birra.

    In Italia, la manifestazione è sbarcata nel 2015 coinvolgendo per prime sei città – Genova, Trento, Siena, Roma, Pavia, Milano – addirittura più che triplicate nello spazio di pochissimi anni. Nel 2019, il festival si è svolto in contemporanea in ben 23 città italiane (Avellino-Sarno, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Ferrara, Genova, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pisa-Lucca, Pavia, Reggio Calabria, Roma, Siena, Trento-Rovereto, Trieste e Torino) raggiungendo presenze da record e, dopo la cancellazione dell’edizione 2020, a causa della pandemia, nel 2021, per rimanere vicino al proprio pubblico, il festival è stato realizzato online con un formato molto coinvolgente. Dal 2022 il festival è tornato in presenza, e l’edizione 2024 che ci apprestiamo a vivere vede 24 città coinvolte e un numero sempre crescente di pub e di ricercatori. A livello internazionale sono 26 i Paesi coinvolte letteralmente in ogni angolo del mondo (Argentina,Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Croazia, Danimarca, Ecuador, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Kenya, Laos, Messico, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Thailandia e Ungheria).page2image33204592

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    Sponsor dell’evento

    Per ulteriori informazioni:

    https://pintofscience.it/

    Social networks:

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    Canada EE 2024 – Assegnazione borse di studio

    Dopo aver valutato attentamente tutte le candidature arrivate per il bando Canada Educational Expeditions 2024, siamo lieti di annunciare i nominativi dei vincitori.

    Ringraziamo tutti i candidati per le candidature presentate, tutte redatte con cura e nel rispetto dei criteri indicati. Dato il numero elevato delle candidature pervenute e grazie ad un finanziamento aggiuntivo a favore del progetto, siamo felici di potervi informare che è stato deciso di aggiungere una terza borsa di studio per l’anno 2024.

    I nomi dei candidati risultati idonei alla borsa, in ordine alfabetico, sono:

    Cantelli Marta (Università di Padova)
    Tersigni Marco (Università di Bologna)
    Zennaro Francesca (Università di Padova)

    Congratulazioni ai vincitori di questo bando, speriamo che possa essere una opportunità di crescita sia per noi che per voi.

    Ringraziamo tutti i candidati per aver partecipato e ricordiamo che sarà possibile ripresentare la propria candidatura il prossimo anno.

    I referenti
    Prof. Federico Fanti (Università di Bologna – FantiLab)
    Dott.ssa Anna Giamborino (Ass. Paleontologica APPI)

    Per maggiori informazioni VertPaleoBologna

    Canada Educational Expedition 2024

    Daspletosaurus quarry view_©A. Giamborino

    La provincia dell’Alberta (Canada) è al centro delle scoperte di dinosauri già dalla fine dell’800, quando diverse spedizioni del Geological Survey of Canada raccolsero ossa dei grandi rettili mesozoici nella parte più meridionale della regione. Quasi sempre i siti più produttivi e in generale gli esemplari più significativi e meglio preservati provenivano dai calanchi lungo il Red Deer River, in quello che oggi è chiamato Dinosaur Provincial Park.
    Sono passati molti anni e dopo molte stagioni trascorse in Alberta oggi sono ancora molte le risposte che cerchiamo. La provincia dell’Alberta è vasta e piena di località fossilifere importanti: noi siamo al lavoro principalmente in due aree molto diverse tra di loro. L’area di Grande Prairie, dove lavoriamo con il Philip J. Currie Museum e l’Università dell’Alberta , è una vasta regione dominata dalla foresta boreale. La valle del Milk River, al confine con gli Stati Uniti, è invece dominata da aride badlands e da molti anni collaboriamo con il gruppo coordinato dal dottor David Evans del Royal Ontario Museum di Toronto.

    Le attività del progetto Canada Educational Expeditions cominciate nel 2022 e che finora hanno coinvolto gli studenti sono principalmente le seguenti:

    Le collezioni museali
    Una delle prime attività è la visita alle collezioni dei musei locali. Di questi abbiamo visitato, sotto la supervisione dei rispettivi curatori, le collezioni del Royal Tyrrell Museum (Drumheller) e del Philip J. Currie Dinosaur Museum (Wembley).  L’attività ha lo scopo di fornire agli studenti una conoscenza sulla valorizzazione delle collezioni museali custodite nel territorio di appartenenza, tenendo in considerazione la loro storia e la loro preparazione, i modelli di gestione attuali, il rapporto pubblico-privato e la legislazione di riferimento.  I partecipanti hanno soprattutto la possibilità di vedere tutte le fasi di preparazione dei reperti, dal loro arrivo nei magazzini fino all’esposizione al grande pubblico.

    Siti storici e nuovi  siti di scavo
    Visto il coinvolgimento di studenti anche alle prime esperienze, dedichiamo molto tempo per mostrare il lavoro di scavo sul terreno. Si tratta di un lavoro lento e meticoloso che comincia con le prospezioni sul terreno e la scoperta di un’area promettente. Quando si decide di aprire un sito, le priorità sono la messa in sicurezza di ogni reperto e la meticolosa mappatura di ogni elemento scoperto prima del recupero e del trasporto.

    Rilevamento geologico
    I giacimenti esaminati fanno parte di un contesto geologico complesso che deve essere parte integrante degli studi paleontologici che portiamo avanti. Lo studio delle successioni sedimentarie permette di capire l’età dei giacimenti e la loro posizione stratigrafica reciproca, ricostruire i paleoambienti, integrare informazioni sulla vegetazione e la temperatura del tempo e molto altro. Nell’area di Grande Prairie l’unità di riferimento è la Wapiti Formation (Campaniano-Maastrichtiano). Nell’area della Milk River Valley le unità di riferimento sono la Oldman Formation e la Dinosaur Park Formation (Campaniano).

    Prospezioni paleontologica
    La ricerca di nuovi siti fossiliferi per l’organizzazione di scavi e per progetti di studio e raccolta fossili permette di valutare nuove aree di lavoro, testarne l’accessibilità e di acquisire buone capacità di riconoscimento dei fossili anche per i meno esperti. Ogni nuovo sito è mappato tramite GPS, fotografato e descritto in maniera efficace. Alcune delle aree coinvolte sono frutto di segnalazioni o monitoraggi delle campagne degli anni precedenti. La raccolta del materiale paleontologico, proveniente dalle aree in esame, viene confrontata, identificata e catalogata alla fine di ogni giornata lavorativa e di ogni spedizione.

    Siamo felici di comunicare che anche per l’estate 2024 APPI e il FantiLab – VertPaleo Bologna forniscono borse di studio per studenti delle università italiane.

    Sono disponibili n° borse di studio per partecipare alle ricerche legate al Southern Alberta Dinosaur Project (SADP), coordinato dal prof. David Evans del Royal Ontario Museum di Toronto per la componente paleontologica e dal prof. Federico Fanti per la componente geologica.

    Le attività del progetto sono previste per la seconda metà del mese di Luglio 2024 con date da definirsi in base alla disponibilità verificata in agenzia di viaggio.

    Il bando è aperto a studenti con formazione in Scienze Geologiche, Scienze Biologiche e Scienze Naturali attualmente iscritti ad una Laurea Magistrale pertinente a tematiche geologiche e paleontologiche. Le linee di ricerca del progetto includono: stratigrafia, paleontologia, paleoecologia, museologia scientifica. La scadenza per la presentare la domanda di partecipazione è fissata al 30 aprile 2024.
    Per scaricare il bando ti invitiamo a visitare il sito https://site.unibo.it/vertebrate-paleontology/it nella sezione Educational Expeditions.

    Premio Italiano di Paleoarte – IV Edizione

    L’Accademia Valdarnese del Poggio e il Museo Paleontologico di Montevarchi organizzano e promuovono il Premio Italiano di Paleoarte, arrivato alla quarta edizione.


    Cos’è il Premio Italiano di Paleoarte

    Il Premio Italiano di Paleoarte è una competizione artistica il cui scopo è diffondere la conoscenza della Paleoarte, quale rappresentazione della vita preistorica con varie tecniche artistiche, offrendo anche una vetrina ai paleoartisti professionisti e non.

    Le opere inviate per la quarta edizione 2024 faranno parte di una originale mostra artistica che sarà inaugurata il 12 Ottobre 2024.

    NOVITÀ 2024: in occasione della quarta edizione del Premio viene introdotta la categoria Progetti. In questa nuova categoria rientrano tutte le creazioni che non possono essere rappresentate con una singola immagine: i progetti dovranno essere raccontati tramite la creazione di un poster. I progetti selezionati verranno esposti in occasione della mostra, in una sezione dedicata.

    Le opere paleoartistiche classiche verranno inserite nella categoria “Illustrazioni”.

    Scadenza

    La competizione, con il conseguente invio delle illustrazioni e/o del progetto da parte degli artisti, avrà inizio venerdì 1 Marzo 2024 e terminerà sabato 31 Agosto 2024.
    Tutti i lavori saranno valutati da una giuria composta da persone influenti della scena paleontologica italiana e internazionale.

    Esito e Premi

    Sono previsti un primo, secondo, terzo posto per gli “adulti” nella categoria “Illustrazioni”, con relativo premio in denaro. È previsto un premio per uno degli autori della categoria “Artisti in erba”. È previsto un premio per il miglior lavoro iscritto alla categoria “Progetti”, che prevede una presentazione in pubblico.
    Il 12 Ottobre 2024 saranno comunicati i nomi dei vincitori e verrà organizzata una premiazione ufficiale.

    Scarica il regolamento QUI
    Scarica il modulo dedicato alla categoria Illustrazioni QUI
    Scarica il modulo dedicato alla categoria Progetto QUI
    Scarica il modulo dedicato alla categoria Giovani Paleoartisti QUI

    Per rimanere sempre aggiornato in merito al premio, ti invitano a seguire i canali del Museo Paleontologico di Montevarchi

    Geology and the Art of Geoscience communication

    Geology for a sustainable management of our Planet è il congresso congiunto organizzato dalla Società Geologica Italiana (SGI) e dalla Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (SIMP) e che si svolgerà a Bari dal 3 al 5 settembre 2024 .

    Le tre giornate congressuali saranno articolate in sessioni scientifiche parallele, conferenze plenarie di studiosi di rilievo internazionale, tavole rotonde e workshop su tematiche chiave delle Geoscienze nonché sul loro contributo a temi ad alto impatto geologico-sociale.
    Come per la cerimonia di apertura, i temi congressuali dedicheranno attenzione anche alla divulgazione delleGeoscienze come strumento per la formazione del cittadino, per un futuro sostenibile del Pianeta.

    Se siete impegnati nella divulgazione delle geoscienze o desiderate affinare le strategie di comunicazione, vi invitiamo a presentare il vostro contributo alla sessione:  

    T47. The art of Geosciences communication  

    https://www.geoscienze.org/N285/sessionT47.html

    La scadenza per la sottomissione degli abstract in inglese è fissata venerdì 26 aprile alle ore 19:00. 
     

    Verranno presi in considerazione i metodi di comunicazione tradizionali, come la narrazione, il linguaggio e la visualizzazione, nonché le strategie digitali emergenti come la citizen science, i social network e le app. 

    Sono benvenuti anche approcci non convenzionali, come le arti visive, la letteratura, i fumetti, la musica e le performance per trasmettere informazioni scientifiche e la presentazione di opere artistiche ispirate alle Scienze della Terra. 

    Per dubbi non esitate a contattarci!

    CONVENERS: Valeria Giampaolo (CNR), Ortensia Amoroso (Università degli Studi di Salerno), Rosa Coluzzi (CNR), Giacomo Eramo (Università di Bari Aldo Moro), Marco Romano (Sapienza, Università di Roma), Anna Giamborino (APPI, Associazione Paleontologica e Paleoartisca Italiana)​.

    valeria.giampaolo@cnr.it

    PENSA TU

    Festival della Scienza e della Curiosità III Edizione

    Pensa Tu: dal 23 marzo una nuova edizione del festival della scienza di Cosenza

    Pensa Tu, Festival della Scienza e delle Curiosità torna in primavera con la sua terza edizione.

    La terza edizione del primo Festival della Scienza della Calabria si svolgerà al Parco Acquatico Santa Chiara di Rende (CS) sabato 23 e domenica 24 marzo 2024. Confermati anche per quest’anno due matinée riservati alle scuole, ricchi di attività e laboratori adatti ai visitatori più piccoli, che si terranno a seguire lunedì 25 e martedì 26.

    Pensa Tu è il primo grande Festival dedicato alla Scienza in Calabria. Nelle precedenti edizioni, infatti, oltre novemila sono i visitatori accorsi per partecipare all’iniziativa. Secondo i dati condivisi dagli organizzatori: il 40% del pubblico è residente nel territorio di Cosenza, il 35% in comuni limitrofi e il 25% proviene dal resto della Calabria o da fuori regione.

    Ad oggi, l’evento ha coinvolto più di 50 ospiti tra i divulgatori, scienziati e docenti universitari più celebri e seguiti nel panorama scientifico italiano. Dato che si andrà ad incrementare quest’anno con altri numerosi esperti provenienti da diversi settori scientifici. Insieme a loro, tante mostre, modelli a grandezza naturale di animali preistorici e altri attualmente presenti sul nostro pianeta attendono i futuri visitatori dell’evento.

    L’obiettivo di queste quattro intense giornate è quello di dare a tutti i presenti l’opportunità di un confronto diretto con alcune tra le migliori realtà scientifiche attualmente presenti in Italia. Si parlerà tanto anche dei nostri mari, degli animali che li popolano e della loro salvaguardia. Inoltre, alcune attività e conferenze saranno dedicate all’Intelligenza Artificiale, così soddisfare tutte le curiosità in merito a nuove scoperte in merito a questo vasto mondo in continuo sviluppo. Pensa Tu si fa inoltre contenitore anche delle numerose realtà locali presenti sul territorio calabrese, dando loro l’occasione di entrare a far parte del parco fieristico. Tutti i dettagli a riguardo sono disponibili sul sito ufficiale: www.pensatu.it

    Megalosaurus…e poi tutto cambio’

    di Federico Fanti

    Il 20 febbraio di 200 anni fa, davanti alla Società Geologica di Inghilterra, William Buckland pronunciava per la prima volta il nome di un animale davvero fuori dall’ordinario: il Megalosauro (Megaolosaurus). Anche se non aveva a disposizione i resti completi di questo animale, le dimensioni e soprattutto i grandi denti ricurvi ritrovati a poca distanza da Oxford non lasciavano dubbi sull’unicità di questo animale. E poi, era fatto di pietra, era fossilizzato.


    Non si poteva avere una immagine chiara dell’aspetto perché nessun animale era paragonabile al Megalosauro, e neppure capire quando fosse vissuto, specialmente in un mondo, quello di inizio Ottocento, che considerava la Terra vecchia di 6000 anni – e non 4,5 miliardi di anni – e in cui evoluzione ed estinzione erano concetti semplicemente sconosciuti: Charles Darwin pubblicherà infatti la sua rivoluzionaria “L’origine delle specie” solo nel 1859.

    Il Megalasauro è una vera icona nel mondo della paleontologia e dei dinosauri, essendo il primo ad essere stato descritto scientificamente. Sono moltissimi gli scienziati che ogni anno cercano di vederne i fossili di persona. Per quanto mi riguarda, sono sempre stato attratto dalla storia del Megalosauro, trovato per caso in una miniera di Stonesfield, un piccolo paese a poca distanza da Oxford. Per questo motivo ho cercato in ogni modo di vedere il luogo in cui è stato trovato e per farlo mi sono calato con un argano in un pozzo che conduceva ad un labirinto di cunicoli sotterranei circa 20 metri nel sottosuolo inglese. 

    Le miniere in cui vennero scavate le ossa del Megalosauro e di molti altri animali dello stesso periodo. I cunicoli sono abbandonati da tempo, ma questo non vuol dire che non ci possano essere altri dinosauri da scavare nelle rocce.

    Il ritrovamento di Megalosauro ebbe un impatto incredibile nella comunità scientifica, che in breve tempo fu costretta ad affrontare ritrovamenti simili in tutta Europa. Fu la nascita del “tempo profondo” ossia accettare che la storia dell’uomo e del pianeta Terra non sono sinonimi e che molto era successo prima del nostro arrivo.
    Capire il tempo, capire l’evoluzione, capire il concetto di estinzione e di cambiamento fu qualcosa di rivoluzionario, anche se oggi ci può sembrare banale. Decenni di scavi in tutto il mondo confermarono tutte queste teorie, e oggi grazie anche alle tecnologie di cui disponiamo, non consideriamo più i fossili come i resti di strani mostri preistorici, ma come uno strumento fondamentale per capire la storia della Terra, la nostra storia, e per capire come funziona davvero il pianeta che abbiamo la fortuna di abitare.

    Anche se il Megalosauro è diventata una vera e propria star, non è l’unico fossile rinvenuto a Stonesfield. Insetti, piante, invertebrati e microfossili ritrovati negli stessi strati rocciosi ci hanno permesso non solo di dare una età a questi animali – 160 milioni di anni – ma di ricostruire un complesso ecosistema del periodo Giurassico.
    Capire come gli esseri viventi reagiscano ai cambiamenti ambientali è esattamente quello che oggi cerchiamo di fare. Studiare il passato ci offre la possibilità di avere innumerevoli esempi e confronti, dandoci la possibilità di capire come costruire in modo sempre più accurato e scientifico le previsioni per il nostro futuro.

    Questione di pelle

    Comunicato stampa, 16 febbraio 2024

    La pelle del rettile fossile più antico d’Italia è vera? 

    Un nuovo studio racconta la scoperta inaspettata

    Una pubblicazione sulla rivista Palaeontology getta luce su Tridentinosaurus antiquus, uno dei più celebri rettili fossili d’Italia, risalente a 280 milioni di anni fa: i risultati delle analisi condotte da un team di ricerca del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, del Dipartimento di Geoscienze e del Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova e dell’University College Cork (Irlanda) dimostrano che la traccia carboniosa superficiale non è pelle ma uno strato di colorante applicato sul reperto quasi 100 anni fa.

    Scoperto nel 1931 nei pressi di Stramaiolo, sull’Altopiano di Pinè, in Trentino, il piccolo rettile Tridentinosaurus, ora conservato presso il Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università degli Studi di Padova, deve la propria importanza non solo all’indiscutibile valore di testimonianza fossile del Permiano (da 300 a 250 milioni di anni fa), ma anche al suo peculiare aspetto dovuto a quello che si riteneva un raro processo di conservazione dei tessuti molli: in particolare della pelle. Ed è proprio la mancanza di fossili simili che aveva insinuato il dubbio circa le modalità di conservazione allo stato fossile del reperto ed ha spinto il team a verificare quest’ipotesi di ricerca.

    Fotografia del Tridentinosaurus antiquus.

    Sotto la superficie: analisi dettagliate e scoperte inaspettate

    Un team internazionale, sostenuto dal progetto di ricerca “Living with the supervolcano” finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, ha così intrapreso uno studio multidisciplinare alla ricerca dei più piccoli dettagli sulla composizione del reperto che potessero svelare i segreti del piccolo rettile.

    “I fossili eccezionalmente preservati sono rari, ma possono rivelare i segreti della colorazione, l’anatomia interna e la fisiologia degli animali estinti offrendo una visione nitida degli organismi del passato”, sottolinea Valentina Rossi, ricercatrice presso l’Università di Cork, leader dello studio. “La vera sorpresa arriva quando, con tecniche moderne, scardiniamo i segreti nascosti dei fossili”. 

    Valentina Rossi nel laboratorio di microanalisi della School of Biological, Earth and Environmental Sciences, University College Cork (in Irlanda) dove sono state effettuate le analisi microscopiche e molecolari.

    Tridentinosaurus: finalmente uno studio dettagliato

    Attraverso l’uso di potenti microscopi, avanzate analisi chimiche e diffrattometriche, tra cui la microdiffrazione a raggi X a cristallo singolo e la spettroscopia a infrarosso, il fossile ha rivelato i suoi segreti: presumibilmente poco dopo la scoperta, l’intero esemplare è stato trattato con un materiale di rivestimento simile ad una lacca. “Ricoprire i fossili con vernici e/o lacche era un antico metodo di conservazione, in assenza di altri, più opportuni, metodi di protezione dei reperti dal naturale deterioramento”, spiega Mariagabriella Fornasiero, conservatrice presso il Museo della Natura e dell’Uomo di Padova e coautrice dello studio.

    Fig1_sampling_UV: imagini ritraenti (A) il Tridentinosaurus antiquus e la posizione dei microcampioni analizzati; B) immagine della topografia superficiale; C) fotogrfia del fossile sotto lampada UV

    La vera natura della copertura carboniosa

    L’analisi di diversi microcampioni estratti dal fossile ha tuttavia rivelato un’altra verità: la copertura carboniosa non preserva alcuna traccia di strutture biologiche. La composizione chimica dello strato nero superficiale corrisponde infatti a quella di un pigmento commerciale chiamato “nero d’ossa”, prodotto tutt’oggi dalla combustione di ossa di animali. Per Valentina Rossi“Il puzzle si è completato analisi dopo analisi. Quella che era stata descritta come pelle carbonificata era solo una pittura colorata”.

    “La peculiare preservazione di Tridentinosaurus ha lasciato perplessi paleontologhe e paleontologi per decenni”, afferma Evelyn Kustatscher, ricercatrice presso il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige e coordinatrice del progetto di ricerca. “Ora sappiamo perché! Quello che pensavamo fosse la pelle non lo è, e quindi non è la mummia fossile più antica del mondo”. 

    Alla ricerca della vera identità

    Le analisi hanno tuttavia confermato il valore del fossile nella ricostruzione degli ecosistemi del periodo Permiano (circa 280 milioni di anni fa); le ossa degli arti posteriori sono infatti risultate essere autentiche, così come alcuni osteodermi, strutture simili alle squame dei coccodrilli, sulle quali le ricercatrici e i ricercatori sono ora al lavoro nel tentativo di rivelare la vera identità di TridentinosaurusMassimo Bernardi, direttore Ufficio ricerca e collezioni museali del MUSE e coautore dello studio, conclude: “Lungi dall’essere meri espositori del patrimonio che custodiscono, i musei sono dinamici luoghi di ricerca e costante risignificazione di reperti e pratiche. Grazie all’efficacia e al rigore del metodo scientifico, l’incessante pratica di raccogliere evidenze, formulare ipotesi e rimetterle in discussione fino a costruire la più solida teoria, Tridentinosaurs racconta ora una nuova storia in cui geologia e vicende umane si intrecciano in modo imprevedibile e affascinante,”.

    Per il direttore scientifico del Museo della Natura e dell’Uomo, che ospita il reperto, Fabrizio Nestola, docente del dipartimento di Geoscienze dell’Università di PadovaÈ fondamentale per un gruppo di ricercatori sempre interrogarsi arrivando anche a mettere in discussione ciò che sembra un dato acquisito. Tridentinosaurus è la dimostrazione di questo: ci spinge a continuare le indagini per investigare le sue origini, formulare nuove ipotesi e rispondere agli interrogativi che lo circondano. E compito del nostro Museo è diffondere al pubblico i risultati delle nuove conoscenze acquisite, animando un dibattito che prima di essere scientifico è soprattutto culturale”

    L’articolo completo è disponibile su https://doi.org/10.1111/pala.12690

    GEO-DI’ 2024

    Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna
    Giornate di studio in collaborazione con la sezione di Storia delle Geoscienze della Società Geologica italiana (SGI) e del Sistema Museale di Ateneo (SMA)


    Programma

    Giovedì 15 Febbraio 2024

    Visita geologica e pittorica

    Ore 15.00 – 16.30 – Visita guidata ai dipinti delle cappelle Bentivoglio e S. Antonio, Basilica di San Giacomo Maggiore

    Piazza Rossini 2, Bologna (con Alessandro Ceregato e Gian Battista Vai).

    Venerdì 16 Febbraio 2024

    Giornata di studi

    Accademia delle Scienze, Sala di Ulisse, Via Zamboni 31

    Ore 9.0 – 13.00 SESSIONE SCIENTIFICA
    (moderatore Alessio Argentieri)

    Ore 9.00 – Saluti istituzionali e introduzione ai lavori

    Luigi Bolondi (Presidente Accademia delle Scienze), Rodolfo Carosi Presidente (SGI)

    Gian Battista Vai – Dopo gli anniversari di Giovanni Capellini (1833-1922) e Giuseppe Scarabelli (1820-1905).

    Enrico Curcuruto – Sebastiano Mottura e la serie gessoso solfifera messiniana.

    Paolo Macini – Le escursioni geologiche di Giovonni Copellini in Valacchia (1864-65).

    Marco Pantaloni, Fabiana Console, Fabio Massimo Petti – Sulle Tracce Hermann Wilhelm Abich: un viaggio tra i vulcani italiani.

    Ore 11.00 -11.15 pausa caffè

    Ore 11.15 – ripresa dei lavori

    Corinna Guerra – La storia naturale come metodo.

    Giorgio Vittorio Dal Piaz- Il viaggio intorno al mondo di Felice Giordano: nuovi dettagli da alcune sue lettere ad Isacco Artom.

    Adele Garzarella – Geologia militare e archivi storici: dalle monografie di De Ambrosis alla Wehrgeologie di Bulow-Krantz Sonne, il ruolo della geologia nella seconda Guerra Mondiale.

    Stefano Branca, Daniele Musumeci, Luigi Ingaliso – Etna 1971 tra storia e vulcanologia.

    Simone Fabbi, Alessio Argentieri, Giovanni De Caterini, Anna Giamborino, Giulia Innamorati, Marco

    Romano – Uno contro tutti: lo schema geologico della Calabria di Leo Ogniben (1973), cinquant’ anni dopo

    Stefano Cresta – Neroniade, il giardino delle pietre che parlano dei Paleontologi degli ammoniti giurassici appenninici.

    Ore 13.00 – 14 00: pausa pranzo in loco*

    Ore 14.00 – 17.00 PRESENTAZIONE DEI VOLUMI
    (Moderatore Paolo Macini)

    HO SCELTO LA PRIGIONIA di Vittorio Vialli
    Interventi di: Silvana e Bruno Vialli, Alessio Argentieri, Luca Alessandrini.

    THE HISTORY OF FOSSILS OVER CENTURIES di Maurizio Forli e Andrea Guerrini
    Interventi di: Alessandro Ceregato, Andrea Guerrini, Maurizio Forli.

    A CACCIA DI DINOSAURI di Federico Fanti
    Interventi di: Federico Fanti, Anna Giamborino, Michela Contessi.

    ” Accesso garantito entro il limite di capienza della sala; per motivi organizzativi, è necessario confermare la partecipazione ai lavori di venerdì 16 inviando una e-mail /storiageoscienze@socgeol.it), non oltre giovedì 08/02/2024.

    Comitato Scientifico e Organizzatore: Gian Battista Vai (Accademia delle Scienze; SGI), Alessio Argentieri (Città Metropolitana di Roma Capitale; SGI), Federico Fanti (Università di Bologna; SGI), Paolo Macini (Università di Bologna; SGI), Ezio Mesini (Università di Bologna), Marco Pantaloni (ISPRA; SGI), Bruno Vialli, Silvana Vialli.