Nel 2014, Marco Romano e Umberto Nicosia di Sapienza – Università di Roma, hanno pubblicato uno studio che ha segnato profondamente la paleontologia europea: l’identificazione di Alierasaurus ronchii, un gigantesco vertebrato erbivoro risalente al Permiano. Il fossile è stato rinvenuto nel nord-ovest della Sardegna.
L’articolo, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Vertebrate Paleontology, ha restituito all’isola un posto d’onore nella ricostruzione dell’evoluzione dei sinapsidi basali, gettando luce su aspetti ancora poco conosciuti della vita terrestre pre-mesozoica.
Per comprendere l’importanza di Alierasaurus, è necessario partire dal gruppo a cui appartiene, i Caseidi. Questi animali, parenti antichi e lontani degli attuali mammiferi che vissero durante il Permiano inferiore, rappresentano una delle prime linee evolutive ad adattarsi in modo efficiente a una dieta erbivora sulla terraferma.
A differenza di altri vertebrati che avevano già iniziato a sperimentare un’alimentazione vegetariana, come alcuni diadectidi o gli edafosauridi, i Caseidi svilupparono una serie di adattamenti anatomici che permisero loro di specializzarsi nel consumo di materiale vegetale fibroso e ricco di cellulosa. Avevano un torace profondamente espanso, atto a ospitare un vasto apparato digerente, simile a quello dei grandi erbivori odierni. Inoltre, mostravano una struttura ioide robusta, indizio della presenza di una lingua muscolosa, utilizzata probabilmente per manipolare il cibo all’interno del cavo orale e premerlo contro i denti palatali. Le loro zampe anteriori, tozze e massicce, potrebbero aver avuto anche una funzione escavatrice, utile per raggiungere radici e rizomi.
Questi elementi ci descrivono animali lenti e all’apparenza goffi, ma estremamente ben adattati a uno stile di vita terrestre e completamente vegetariano, dominando la nicchia degli erbivori giganti del loro tempo.
In questo contesto evolutivo si inserisce la scoperta di Alierasaurus ronchii, avvenuta nella regione della Nurra, in Sardegna nord-occidentale, nei pressi del promontorio di Torre del Porticciolo. Il fossile è stato rinvenuto all’interno di una successione continentale nota come Formazione Cala del Vino, costituita da sedimenti fluviali risalenti al Permiano inferiore-medio. L’esemplare fossile, catalogato come MPUR NS 151, si è rivelato straordinario non solo per il suo stato di conservazione, ma soprattutto per la sua eccezionale taglia e per la presenza di tratti morfologici unici all’interno del gruppo.
I resti ritrovati durante le campagne scavo, appartengono a un singolo individuo e comprendono otto vertebre caudali articolate, porzioni di costole dorsali, parte dello scapolocoracoide, un frammento dell’ulna sinistra e numerosi elementi del piede, tra cui metatarsi e falangi. È proprio su queste ultime che si è concentrata l’analisi più dettagliata. Lo studio morfometrico condotto sul metatarso IV e sulla prima falange del quarto dito ha dimostrato che le proporzioni e la morfologia dell’animale non coincidevano con quelle conosciute nei caseidi nordamericani, come Cotylorhynchus e Casea. In particolare, il metatarso risultava estremamente allungato e sottile, con una testa articolare distalmente inclinata, suggerendo un’autapomorfia, ovvero una caratteristica unica che giustificava la definizione di un nuovo genere e di una nuova specie. Inoltre, le falangi ungueali dell’esemplare sono corte, curve e dotate di robusti tubercoli flessori, più simili a quelle di sinapsidi carnivori come Dimetrodon, che a quelle di erbivori stretti. Questa combinazione di caratteristiche suggerisce che Alierasaurus fosse non solo enorme in dimensioni, ma anche morfologicamente distinto, forse adattato a una locomozione particolare o a un substrato diverso rispetto ai parenti americani.
Il nome scelto per questo straordinario animale rende omaggio al territorio sardo e alla ricerca italiana.
Il genere Alierasaurus deriva dal nome locale di Alghero, “Aliera” nel dialetto catalano-algherese, mentre l’epiteto ronchii è un tributo al geologo Ausonio Ronchi, dell’Università di Pavia, per il suo contributo fondamentale allo studio della geologia paleozoica della Sardegna.


Fonte: Romano & Nicosia,2014
La Formazione Cala del Vino, da cui proviene il fossile, è parte di una sequenza sedimentaria che si estende dal Permiano inferiore fino all’Anisico, nel Triassico medio (295-247 Ma). I depositi si sono formati in un ambiente fluviale continentale, caratterizzato da una piana alluvionale con condizioni climatiche semiaride. Le rocce in cui si trovava Alierasaurus sono siltiti rossastre e arenarie grigio-verdi poco cementate, indicative di episodi di deposizione fluviale alternati a periodi di stasi. La posizione del fossile, a circa 30 metri al di sotto del Conglomerato del Porticciolo, fornisce un riferimento stratigrafico importante, poiché questo conglomerato rappresenta il passaggio al Triassico e segnala i profondi cambiamenti ecologici che avrebbero condotto alla fine del Permiano.
Uno degli aspetti più significativi della scoperta di Alierasaurus è il suo valore paleobiogeografico. I grandi caseidi erano conosciuti prevalentemente in Laurasia, in particolare nel sud degli Stati Uniti (Oklahoma e Texas) e nella Russia europea. Alcuni resti, ancora in fase di studio, provengono anche dalla Germania. Tuttavia, la presenza di un esemplare gigante in Sardegna indica che questi animali non fossero confinati a nord del supercontinente Pangea. Al contrario, la loro distribuzione si estendeva fino ai margini meridionali del continente, avvicinandosi alle terre di Gondwana, che includevano l’Africa meridionale e altre masse continentali del sud. Questo fa di Alierasaurus una forma di collegamento tra le faune del nord e quelle del sud, un tassello fondamentale per ricostruire i flussi migratori, i centri di origine e le dinamiche ecologiche dei sinapsidi erbivori alla vigilia della più grande estinzione di massa nella storia della Terra.

La scoperta e la descrizione di Alierasaurus ronchii hanno rappresentato molto più della semplice aggiunta di un nuovo nome alla lista dei fossili sardi. Questo animale ha portato alla luce nuove domande sull’evoluzione dell’erbivoria, sulla struttura degli ecosistemi permiani europei, e sulle connessioni globali tra le faune continentali dell’epoca.
Con la sua mole imponente, la sua morfologia singolare e il suo contesto geologico unico, Alierasaurus si afferma come uno dei più significativi sinapsidi erbivori conosciuti in Europa, e come uno dei fossili più importanti mai ritrovati in Sardegna. Un ambasciatore preistorico che ci ricorda quanto la storia della vita, anche nei suoi capitoli più antichi, abbia ancora molto da raccontare.
Immagine di copertina: Emiliano Troco
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